Normativa e incentivi

Legge 132/2025: cosa devono dire commercialisti, avvocati e consulenti ai clienti sull’AI

La legge italiana sull’intelligenza artificiale è in vigore dal 10 ottobre 2025 e tocca direttamente chi esercita una professione intellettuale: chi usa sistemi AI nella prestazione deve dirlo al cliente e deve saperli usare. In questa guida leggo il testo per quello che dice, ti mostro cosa cambia in uno studio e ti lascio una bozza di informativa da far validare.

Risposta breve

La legge 23 settembre 2025 n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025, chiede ai professionisti intellettuali di informare i clienti sull’uso di sistemi AI nella prestazione e di avere competenze adeguate; le sanzioni sono rinviate ai decreti attuativi. In pratica servono un registro degli strumenti usati, una frase chiara nella lettera d’incarico e una formazione documentata.

Per chi è: Studi professionali: commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro, notai, studi tecnici

Aggiornato il 30 settembre 2026

Cosa dice davvero la legge 132/2025

La legge 23 settembre 2025 n. 132 è la prima legge italiana sull’intelligenza artificiale ed è in vigore dal 10 ottobre 2025 (fonte: testo della legge, pubblicato da PromoPA). Copre molti temi, tra cui lavoro, minori e deepfake, ma per chi lavora in uno studio i punti che contano sono due.

Il primo: chi usa l’AI deve avere competenze adeguate. Non è un invito, è una condizione per usarla.

Il secondo, specifico per le professioni intellettuali: il professionista che usa sistemi AI nella prestazione deve «informare i clienti». Il cliente ha diritto di sapere che una parte del lavoro passa da un modello, e il professionista deve dirglielo prima, non dopo.

Il terzo punto è ciò che manca: le sanzioni sono rinviate ai decreti attuativi. Un modello ufficiale di informativa, al 30 settembre 2026, io non l’ho visto. Quella che trovi più avanti è una bozza mia, da far validare.

Accanto alla legge italiana resta in piedi l’AI Act europeo. L’articolo 4 (alfabetizzazione) si applica dal 2 febbraio 2025 e chiede a chi usa sistemi AI di adottare misure perché il personale abbia un livello sufficiente di competenza; il Digital Omnibus, Regolamento UE 2026/1744, in vigore dal 24 luglio 2026, ha attenuato il testo e l’obbligo resta «senza dover dimostrare un livello specifico» (fonte: Fisco e Tasse). Le due norme si sommano: la legge italiana ti dice di informare il cliente, quella europea di formare le persone.

Cosa cambia in pratica in uno studio

Prima domanda da farti: chi, nello studio, usa già l’AI e per cosa? Se la risposta onesta è «non lo so con precisione», parti da lì. La praticante ha ChatGPT sul telefono, il collaboratore usa Copilot perché era dentro Microsoft 365, il gestionale ha aggiunto un riassunto automatico che nessuno ha chiesto. Senza un elenco, l’informativa la scrivi al buio.

Seconda domanda: dove sta scritto che informi il cliente? I posti naturali sono la lettera d’incarico, il mandato, le condizioni generali, e una pagina del sito. Non serve un documento separato: serve un paragrafo chiaro nel documento che il cliente firma comunque.

Terza domanda: che cosa dimostri se ti chiedono le competenze adeguate? Un corso guardato in streaming non lascia traccia. Servono date, nomi, contenuti e un attestato. Che la domanda esista lo dicono i numeri: al corso sull’AI organizzato dall’ODCEC di Verona con l’Ordine degli Avvocati, nel febbraio 2025, c’erano oltre 600 professionisti, e il corso è stato poi reso disponibile on demand (fonte: Giornale Adige, 4 febbraio 2025).

Immagina uno studio di commercialisti con due soci e quattro collaboratori. Due usano ChatGPT con l’account personale per scrivere email e riassumere circolari; il software di contabilità classifica le fatture con un modulo AI incluso nell’abbonamento. Nessun cliente lo sa, nella lettera d’incarico non c’è una riga. Il lavoro per mettersi in ordine è corto: elenco dei tre strumenti, regola su cosa non si incolla mai, un paragrafo nella lettera d’incarico, mezza giornata di formazione con attestato. Da lì in poi ogni strumento nuovo entra nel registro prima di entrare nel lavoro (esempio, non un caso reale).

Come scrivere l’informativa: una bozza indicativa

Questa è una bozza tecnica, scritta in prima persona dal punto di vista del professionista. Adattala, poi falla validare dal tuo consulente legale o dall’Ordine: la parte giuridica non è il mio mestiere.

Uso di sistemi di intelligenza artificiale. Nello svolgimento dell’incarico utilizzo strumenti di intelligenza artificiale per attività di supporto: ricerca, prime bozze di testi, riassunti di documenti, estrazione di dati da fatture e contratti. Gli strumenti in uso sono elencati nel registro dello studio, disponibile su richiesta. Ogni valutazione, parere e decisione resta di mia responsabilità e viene verificata da me prima della consegna. I dati che ti riguardano vengono trattati con strumenti che rispettano il contratto di riservatezza con il fornitore, oppure su sistemi installati nello studio; non vengono inseriti in account personali o gratuiti. Per qualsiasi domanda sull’uso di questi strumenti nel tuo incarico puoi chiedermi direttamente.

Cinque cose che la bozza deve contenere, qualunque forma le dai: quali strumenti, per quali attività, chi controlla e risponde, dove vanno i dati, a chi chiedere. Se una di queste manca, l’informativa è una formula, non un’informazione.

Cosa faccio io

Il mio lavoro sta nella parte tecnica, quella che oggi negli studi manca più spesso.

  • Con policy AI e registro degli strumenti (600 € + IVA) metto nero su bianco quali strumenti si usano, per cosa, con quali account e quali dati non si incollano mai. Dal registro esce già la parte tecnica dell’informativa: strumenti, usi, destinazione dei dati.
  • Con l’alfabetizzazione AI documentata (1.200 € + IVA fino a 10 persone) copro il punto delle competenze adeguate e dell’articolo 4 dell’AI Act con policy, registro e attestati nominativi.
  • Con la formazione dedicata agli studi professionali lavoro sui vostri documenti reali: circolari, fascicoli, lettere ai clienti. Mezza giornata in studio, fino a 8 persone, 900 € + IVA; la giornata intera 1.600 € + IVA.
  • Quando lo studio vuole andare oltre l’uso a mano, costruisco flussi come quelli descritti in AI e automazione per commercialisti, sempre con un pilota a prezzo fisso a 890 € + IVA e un criterio di successo scritto prima.
  • Se i fascicoli non devono uscire dallo studio, l’AI la installo in locale: i dati restano in azienda.

Lavoro di persona a Verona ed entro un’ora di strada, a distanza in tutta Italia. Niente canone: dopo la consegna, l’assistenza è a chiamata.

Errori da evitare

  • Copiare un’informativa generica trovata online senza sapere quali strumenti usano davvero le persone dello studio. Il cliente legge una cosa, lo studio ne fa un’altra.
  • Aspettare i decreti attuativi per formare le persone. L’articolo 4 dell’AI Act è già applicabile dal 2 febbraio 2025 e la legge 132/2025 dal 10 ottobre 2025: il rinvio riguarda le sanzioni, non gli obblighi.
  • Vietare l’AI per iscritto e lasciarla usare di fatto. È la situazione peggiore: nessuna regola operativa, nessuna formazione, e un divieto che nessuno rispetta.
  • Scrivere «non usiamo sistemi AI» quando il gestionale o la suite di posta li includono già. Prima l’elenco, poi la frase.
  • Scaricare la responsabilità sul fornitore. Il parere firmato resta del professionista; lo strumento non risponde al posto suo.
  • Confondere l’informativa AI con quella privacy. Sono due cose diverse e possono stare nello stesso documento, ma una non sostituisce l’altra.

Come si parte

Mandami l’elenco degli strumenti che nello studio si usano davvero e la lettera d’incarico attuale. Scrivimi su WhatsApp o mandami un esempio via email a info@cangrandeai.it: ti dico in una telefonata gratuita da dove conviene partire, registro o formazione.

Domande frequenti

Da quando vale la legge 132/2025 per gli studi professionali?

Dal 10 ottobre 2025. Da quella data l’obbligo di informare i clienti sull’uso di sistemi AI nella prestazione e quello di avere competenze adeguate sono in vigore; i decreti attuativi, sanzioni comprese, arrivano dopo.

Devo scrivere l’informativa anche se uso l’AI solo per le bozze?

La legge parla di uso di sistemi AI nella prestazione, senza distinguere per quanto piccolo. Se ChatGPT o Copilot entrano nel lavoro che poi firmi, la scelta prudente è dirlo: costa un paragrafo nella lettera d’incarico. Io sono un tecnico, non un avvocato: la conferma sul tuo caso chiedila al consulente legale o all’Ordine.

Ci sono sanzioni se non informo il cliente?

Al 30 settembre 2026 le sanzioni della legge 132/2025 sono rinviate ai decreti attuativi. Il rischio concreto oggi è un altro: un cliente che scopre da solo che un parere è nato da un modello AI, o un dato riservato finito in un account personale gratuito.

Quanto costa mettersi in regola con te?

Policy AI e registro degli strumenti: 600 € + IVA. Alfabetizzazione documentata secondo l’AI Act, articolo 4, con attestati: 1.200 € + IVA fino a 10 persone. Mezza giornata di formazione in studio, sui vostri documenti: 900 € + IVA fino a 8 persone. Niente canone: dopo, se serve, c’è l’assistenza a chiamata a 80 € l’ora.

Cosa serve per partire?

L’elenco onesto degli strumenti che le persone dello studio usano davvero, account personali compresi; la lettera d’incarico o il mandato che usate oggi; mezz’ora con il titolare per capire dove l’AI entra nel lavoro. Il primo confronto è gratuito.

I dati dei clienti dove finiscono quando uso l’AI?

Dipende dallo strumento: nei piani aziendali i dati restano nel perimetro del contratto con il fornitore, negli account personali gratuiti no. Se lo studio tratta fascicoli che non devono uscire, l’AI si può far girare in locale, sui vostri computer, da 2.900 € + IVA hardware escluso.

Vuoi vedere se ha senso per la tua attività?

Raccontami il problema con parole tue: un messaggio che ricevi spesso, una richiesta, una fattura che ricopi a mano. Ti dico onestamente se conviene automatizzarlo — e se non conviene, te lo dico. Si parte da un flusso piccolo e misurabile.

Rispondo io, di persona. Se ci sono dati sensibili, puoi anonimizzarli: per capire il problema bastano.