Policy AI aziendale e registro degli strumenti: un documento che vale davvero
In molte aziende l’AI è entrata senza che nessuno decidesse niente: ognuno usa il suo strumento, con i dati che capitano. Poi un cliente grande, un revisore o il consulente privacy chiede «la vostra policy sull’AI» e non c’è. In un’ora di intervista raccolgo cosa usate davvero e ti consegno una policy che si legge, il registro degli strumenti in uso e il modulo di presa visione, a prezzo fisso.
La policy AI aziendale con registro degli strumenti costa 600 € più IVA, prezzo fisso e senza canone. Comprende un’intervista di un’ora, la policy scritta in italiano semplice (cosa si può usare, con quali dati, chi controlla, cosa non fare), il registro degli strumenti AI in uso con fornitore, dati trattati e responsabile, e il modulo di presa visione per il personale. Non è un parere legale e non sostituisce la DPIA.
- Per PMI e studi che usano già l’AI e devono mettere le regole per iscritto.
- Nasce quasi sempre da una richiesta esterna: cliente, bando, consulente privacy.
- Consegno tre documenti: policy, registro degli strumenti, modulo di presa visione.
- 600 € più IVA, prezzo fisso, nessun canone: la policy resta tua e la aggiorni tu.
- Serve anche come prova delle misure chieste dall’art. 4 dell’AI Act.
- Escluso il parere legale e la DPIA: quelli restano al tuo consulente.
Lo strumento AI dietro servizi come questo: ChatGPT in azienda: usi concreti — come lo uso, quando conviene e quando no.
Aggiornato il 30 settembre 2026
Ognuno usa l’AI a modo suo, finché qualcuno chiede le regole
In molte piccole aziende l’AI è entrata dalla porta di servizio. Un commerciale ha aperto ChatGPT per riscrivere un’offerta in inglese, l’amministrazione ha trovato Copilot dentro Office, qualcuno traduce i contratti dei fornitori con un servizio gratuito trovato su Google. Nessuno ha deciso niente, ognuno fa a modo suo, e nel frattempo dati aziendali, e a volte dati dei clienti, finiscono in strumenti di cui non si sa dove conservano le informazioni.
Il momento in cui la cosa diventa un problema è quasi sempre lo stesso: qualcuno da fuori chiede «la vostra policy sull’AI». Un cliente grande che sta censendo i fornitori (i soggetti NIS2, secondo il D.lgs. 138/2024, lo fanno per obbligo), il consulente privacy nella visita annuale, un revisore, un bando che vuole allegati. La policy non esiste, e quella scaricata dal web è scritta per una multinazionale.
C’è anche un quadro normativo, senza drammi. L’art. 4 dell’AI Act (Reg. UE 2024/1689) si applica dal 2 febbraio 2025 e chiede a chi usa sistemi AI, compresi i chatbot generici, di adottare misure per l’alfabetizzazione del personale; il Digital Omnibus (Reg. UE 2026/1744, in vigore dal 24 luglio 2026) lo ha ammorbidito: restano le misure di sostegno, «senza dover dimostrare un livello specifico». Una policy scritta e un registro degli strumenti sono la prova più semplice che quelle misure esistono. Per gli studi professionali la Legge 132/2025, in vigore dal 10 ottobre 2025, aggiunge il dovere di informare i clienti sull’uso dell’AI nella prestazione: anche questo va scritto da qualche parte, e la policy è il posto giusto.
Cosa ti lascio: policy, registro, presa visione
Alla fine del lavoro hai in mano tre documenti, in Word e PDF, con i riferimenti della tua azienda.
- La policy AI: due-quattro pagine che dicono quali strumenti si possono usare, con quali dati e con quali mai (dati sanitari, coordinate bancarie dei clienti, listini riservati, segreti industriali), chi risponde di cosa, come si controlla un risultato prima di usarlo, cosa non si fa. Niente premessa di cinque pagine su cos’è l’intelligenza artificiale.
- Il registro degli strumenti AI in uso: una tabella con nome dello strumento, fornitore, piano (gratuito o a pagamento), dati che ci passano, dove vengono conservati secondo le condizioni del fornitore, responsabile interno, data dell’ultima revisione. È la parte che chi ti fa domande vuole vedere per prima.
- Il modulo di presa visione: una pagina che ogni persona firma. Così la policy non resta in un cassetto e tu hai una traccia da esibire.
Cosa copre il prezzo fisso e cosa lascio ad altri
Compreso: l’intervista di circa un’ora con il titolare, in azienda a Verona e dintorni o in videochiamata da tutta Italia; un breve giro tra le persone per censire gli strumenti che usano davvero; la lettura delle condizioni sui dati dei fornitori censiti; la stesura dei tre documenti; un giro di correzioni con te; venti minuti in cui la spiego al personale, se vuoi.
Non compreso: il parere legale (non sono un avvocato, la policy è un documento organizzativo), la valutazione d’impatto privacy (DPIA), le modifiche all’informativa o ai contratti con i clienti, il registro dei trattamenti GDPR. Se ti servono, li scrive il tuo consulente privacy, e la mia policy gli arriva come base già ordinata. Non compresa neanche la formazione: per quella c’è l’alfabetizzazione AI documentata a 1.200 €, che include già policy e registro. Se scegli quella, questo servizio non lo paghi due volte.
Cosa devo sapere della tua azienda prima di scrivere
Poco, ma vero. Un’ora di chi decide cosa si può fare in azienda. L’elenco delle persone che usano strumenti AI, anche solo «credo che in ufficio qualcuno usi ChatGPT». Se ci sono piani aziendali (Copilot in Microsoft 365, Gemini in Google Workspace, ChatGPT Team), il contatto di chi amministra gli account, per leggere le condizioni sul trattamento dei dati. Se esiste, l’informativa privacy attuale e il nome del consulente privacy, così non scrivo regole in contrasto con le sue. Non mi servono password né accessi ai vostri dati.
Se nessuno sa davvero cosa usano i colleghi, il giro di raccolta lo faccio io: cinque minuti a persona, senza colpevolizzare nessuno. Le regole minime da cui parto le ho messe per iscritto nella guida su sicurezza e privacy dell’AI in ufficio: la policy le adatta al tuo caso.
Una settimana di lavoro, se il registro non nasconde sorprese
Dall’intervista alla bozza passano di norma cinque-sette giorni lavorativi; la consegna definitiva dipende dai tuoi tempi di rilettura. Allungano il lavoro gli strumenti di cui nessuno conosce il fornitore, un consulente privacy da coinvolgere sulle formulazioni, più sedi con abitudini diverse. Lo accorciano un elenco già pronto e un titolare che decide in fretta.
La policy non è eterna. Ogni volta che entra uno strumento nuovo o cambia un piano va aggiornato il registro: è una riga di tabella, e la può fare la persona responsabile indicata nel documento. Consiglio una rilettura all’anno.
600 € una volta sola, poi la policy è tua
Il servizio costa 600 € più IVA, prezzo fisso: 50% alla partenza, 50% alla consegna. Nessun canone e nessun rinnovo obbligatorio: i documenti sono tuoi e li aggiorni tu. Se tra un anno vuoi che la rilegga io, o se un cliente ti manda un questionario fornitori di quaranta domande e vuoi una mano a rispondere, si lavora a ore, 80 € l’ora, oppure con un blocco di assistenza a chiamata da 10 ore a 750 €, da consumare quando serve. Niente abbonamenti.
Esempio dimostrativo: nove persone e quattro strumenti che nessuno aveva censito
Esempio dimostrativo — Immagina un’azienda commerciale di nove persone a San Martino Buon Albergo: due in amministrazione, quattro commerciali, una persona in magazzino, una al marketing e il titolare. Un grossista del Nord Europa manda il questionario fornitori annuale e, per la prima volta, una sezione chiede se esiste una policy sull’uso dell’AI e quali strumenti trattano dati del cliente.
Nell’ora con il titolare e nel giro tra le scrivanie escono quattro strumenti: ChatGPT gratuito usato dai commerciali per le email in inglese, Copilot incluso in Microsoft 365, un traduttore online per le schede prodotto, e un servizio di trascrizione delle riunioni che qualcuno ha attivato con la carta aziendale. Solo Copilot ha condizioni chiare sui dati; il traduttore gratuito conserva i testi e li usa per addestrare il servizio.
La policy che ne esce dice tre cose semplici: per testi con nomi di clienti e prezzi si usa solo Copilot con l’account aziendale; il traduttore gratuito va bene per testi già pubblici; la trascrizione delle riunioni si sospende finché non si leggono le condizioni. Il registro elenca i quattro strumenti con responsabile e data. Nove firme sul modulo di presa visione, la risposta al questionario si compila in mezz’ora e il titolare scopre un abbonamento che nessuno usava più (esempio, non un caso reale).
Quando bastano tre righe e un foglio
Se sei da solo o siete in due e usate un solo strumento, una policy formale è più carta di quanta ne serva: tre regole scritte in un’email a te stesso e il registro su un foglio li fai da solo in mezz’ora. Non serve nemmeno se hai già una policy scritta dal consulente privacy o dal gruppo di cui fai parte: semmai ti aiuto ad applicarla. E non è la risposta giusta se il vero problema è che il personale non sa usare gli strumenti: lì la policy da sola non cambia niente, serve la formazione, e nella guida sull’art. 4 dell’AI Act spiego cosa chiede davvero la norma e cosa no.
Una cosa resta a carico tuo in ogni caso: farla rispettare. Io scrivo regole chiare e realistiche; se poi nessuno le guarda, il documento vale quanto la carta su cui è stampato. E il controllo di quello che l’AI produce resta di chi lo usa, con o senza policy.
Per partire: tre righe su WhatsApp o via email
Scrivimi su WhatsApp o mandami un’email a info@cangrandeai.it con tre righe: quante persone siete, quali strumenti AI pensi che si usino (anche se non sei sicuro) e chi ti ha chiesto la policy, se qualcuno l’ha chiesta. Il primo confronto è gratuito e ti dico subito se ti serve questo servizio, la formazione, o solo mezz’ora con un foglio.
Domande frequenti
Quanto costa la policy AI aziendale?
600 € più IVA, prezzo fisso. Comprende l’intervista di un’ora, il giro di raccolta degli strumenti in uso, la stesura di policy, registro e modulo di presa visione, un giro di correzioni e la spiegazione al personale se la vuoi. Si paga 50% alla partenza e 50% alla consegna, senza canone.
Cosa serve per partire?
Un’ora del titolare o di chi decide, l’elenco delle persone che usano strumenti AI (anche approssimativo) e, se ci sono piani aziendali come Copilot o ChatGPT Team, il contatto di chi amministra gli account per leggere le condizioni sui dati. Se esiste, anche l’informativa privacy attuale e il nome del consulente privacy. Non mi servono password né accesso ai dati.
È un parere legale? Vale come adempimento GDPR?
No. Non sono un avvocato e la policy è un documento organizzativo, non un contratto né una valutazione d’impatto. Dice cosa si fa in azienda con l’AI e chi ne risponde. La DPIA, l’informativa privacy e il registro dei trattamenti restano al tuo consulente privacy, che riceve però un quadro già ordinato degli strumenti e dei dati che ci passano.
Serve davvero per l’art. 4 dell’AI Act?
L’art. 4 chiede a chi usa sistemi AI di adottare misure per l’alfabetizzazione del personale; il Digital Omnibus del luglio 2026 ha chiarito che non va dimostrato un livello specifico. Una policy scritta e un registro degli strumenti sono la prova più semplice che quelle misure esistono. Se vuoi anche la formazione documentata con attestati, c’è il percorso di alfabetizzazione a 1.200 €, che include già policy e registro.
Quali dati aziendali vedi durante il lavoro?
I nomi degli strumenti, chi li usa e per cosa, le condizioni dei fornitori. Non leggo i documenti che ci passate né entro negli account. Se durante il giro emerge che dati sensibili finiscono in uno strumento gratuito, lo scrivo nella policy come cosa da non fare, senza cercare colpevoli.
Quanto tempo ci vuole?
Dall’intervista alla bozza di norma cinque-sette giorni lavorativi. La consegna definitiva dipende da quanto in fretta rileggi. Allungano i tempi gli strumenti di cui nessuno conosce il fornitore e la presenza di più sedi.
E quando cambiamo uno strumento?
Il registro è una tabella: aggiungere o togliere una riga lo fa la persona responsabile indicata nel documento. Consiglio una rilettura all’anno. Se preferisci che la faccia io, si lavora a ore, 80 € l’ora, o con un blocco di assistenza a chiamata: niente abbonamento.
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Raccontami il problema con parole tue: un messaggio che ricevi spesso, una richiesta, una fattura che ricopi a mano. Ti dico onestamente se conviene automatizzarlo — e se non conviene, te lo dico. Si parte da un flusso piccolo e misurabile.
Rispondo io, di persona. Se ci sono dati sensibili, puoi anonimizzarli: per capire il problema bastano.